In 1.200 ai laboratori del bando Scuole Aperte

Milano

20 Gennaio Gen 2016 1050 one year ago
Scuola Sport Photo By Peter Macdiarmid:Getty Images

40 associazioni di genitori coinvolte, di cui 6 nate apposta per partecipare a Scuole Aperte. 30 laboratori finanziati: musica, orticoltura, falegnameria, teatro, sport, street art, ciclofficina e tanto altro. Sono questi i dati principali dell’Ufficio Scuole Aperte che il Comune di Milano – primo in Italia – ha dedicato a dirigenti, insegnanti, genitori e cittadini che vogliono aprire le scuole dopo il termine delle lezioni e farli diventare spazi per i quartieri, coinvolgendo e formando i ragazzi con attività divertenti, aiutando le famiglie, liberando socialità e creatività e sfruttando luoghi altrimenti non utilizzati per molte ore al giorno.

La presentazione ufficiale dell’Ufficio, coordinato da Giovanni Del Bene, già dirigente dell’Istituto Comprensivo Cadorna, era avvenuta il 16 giugno 2014 nell’ambito del Forum Scuole Aperte, organizzato da VITA e Miur (info sbqv.scuoleaperte@comune.milano.it).

 

Professore, è soddisfatto?

Sì perché ci credo molto. Sta andando molto bene, siamo stati contattati da moltissime realtà di Milano, da altre città che vogliono capire il modello e “esportarlo” e abbiamo importanti segnali di interesse per le Scuole Aperte anche dal Parlamento e della stessa Presidenza del Consiglio: per fare un esempio io venerdì sarò alla Camera per parlare di Scuole Aperte in un convegno organizzato dall’onorevole Milena Santerini. Quanto ai numeri su Milano, tenga presente che dietro ogni associazione c’è un comprensivo intero, un territorio, quindi circa mille studenti e altrettante famiglie, quindi solo per i 30 progetti che sono stati finanziati dal Comune di Milano abbiamo almeno 30mila studenti raggiunti, benché in questo momento ai progetti partecipano 1.200 ragazzi, ovvero una quarantina per ogni progetto.

 

Come questi progetti sono stati finanziati?

Sono stati finanziati totalmente dallo Stato tramite i fondi della legge 285. Solitamente questi fondi venivano distribuiti a pioggia, per la prima volta lo scorso maggio il Comune di Milano ha scelto di destinare questi 700mila euro a progetti di Scuola Aperta, con un bando di 700mila euro per proposte che avessero caratteristiche di innovazione, conciliazione sul territorio, integrazione degli stranieri… Il finanziamento era fino a 15mila euro per un progetto annuale e fino a 20mila per un progetto biennale.

 

Ovviamente le scuole che fanno proposte di Scuola Aperta sono di più…

Certo, i progetti di Scuola Aperta sono nati autofinanziandosi e continuano ad autofinanziarsi. Questo bando è stato un volano che voleva aiutare le scuole a partire. E a sostenere quelle fasce di spesa particolarmente onerose, come il pagamento del personale ATA per la guardania e la pulizia, l’acquisto di materiale deteriorabile… Le associazioni di genitori continuano ad intervenire. Altre 30 scuole a Milano stanno facendo progetti in proprio, ma informandoci. E diciamo che pian piano il nostro ufficio sta avendo contatti con tutte le associazioni del territorio che offrono corsi di formazione alle scuole. Ricorderà che alla Cadorna avevamo un mercato dentro la scuola, insieme a Coldiretti: ecco, quella è un’idea che stiamo sviluppando, vogliamo estenderla ad altre scuole e magari anche agli ospedali.

 

Al di fuori di Milano, siete riusciti a diffondere l’idea?

Come le ho detto, l’interesse di Roma su questo tema mi sembra il risultato più significativo. Inoltre è nata una rete, con Como, Roma e presto Mantova: città che vogliono prendere le nostre buone pratiche, compresi i finanziamenti con la 285 e adattare il modello al loro territorio. Roma si sta attivando, c’era un ufficio nascente, con i fatti che conosciamo la cosa si è un po’ complicata.

Photo by Peter Macdiarmid/Getty Images