Intervista a Giovanni Del Bene

Dall’Ufficio Scuole Aperte di Milano prassi e modalità per rendere una scuola una scuola aperta

26 Marzo Mar 2015 1023 2 years ago
Del Bene

Giovanni Del Bene, preside della Scuola Cadorna sino a pochi mesi fa, è oggi responsabile dell’Ufficio Scuole Aperte del Comune di Milano.

Qual è la situazione rispetto alle scuole aperte a livello istituzionale e organizzativo?

Per quanto riguarda la Regione Lombardia esiste una commissione all’interno dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR) che si occupa di scuole aperte e lavora in stretto contatto con il Comune di Milano, ovvero con questo ufficio e io faccio parte di entrambi. Nello specifico lo Sportello per le scuole aperte fa capo all’Assessorato di Chiara Bisconti in forte sinergia con l’Assessorato di Pierfrancesco Majorino e con quello di Francesco Cappelli.

In questo momento le scuole aperte sono principalmente quelle della scuola dell’obbligo, ovvero gli Istituti Comprensivi (IC), questo perché i Comuni si occupano degli edifici scolastici degli IC, mentre gli edifici delle scuole superiori (scuola secondaria di secondo grado) sono gestiti dalla Provincia, che non dovrebbe esserci più, ma ha ancora questo incarico, e non c’è ancora stato il passaggio all’area urbana, di fatto stiamo attendendo la normativa che ci dica chi si occuperà degli edifici delle scuole superiori.

Il progetto scuole aperte prenderà sicuramente tutto lo spazio degli edifici scolastici in quanto tali, compresi anche quelli delle scuole superiori, attualmente però non c’è chiarezza a livello amministrativo. Mentre è chiarissimo ciò che si deve fare per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, cioè che si deve chiedere al Comune, al Consiglio d’Istituto, al Preside e al Consiglio di Zona, non è chiaro altrettanto chiaro rispetto alla scuola superiore perché in quel caso non si deve chiedere nulla al Comune, al massimo alla Provincia e non è detto che venga coinvolta la Zona. Di solito sono patti interni tra le dirigenze scolastiche e i soggetti terzi richiedenti uso degli spazi.

Al momento sono stati anche attivati dei bandi per sostenere le scuole che intraprendono il percorso per istituirsi come scuole aperte. Il Comune, e nello specifico l’Assessorato al Benessere, Qualità della Vita, Sport, Tempo libero e Verde guidato da Chiara Bisconti, ha stanziato un fondo di 700.000€ circa grazie alla legge 285 sul finanziamento del diritto allo studio e la sostenibilità delle attività di formazione per l’infanzia e l’adolescenza, ora tocca alle associazioni di genitori legate alle scuole che si sono già aperte mandare la descrizione dei progetti che stanno portando avanti per sottoporli alla commissione di valutazione del bando.

Inoltre l’Assessorato del Comune per le Politiche sociali e Cultura della salute di Pierfrancesco Majorino ha finanziato un altro milione di euro per quanto riguarda la sostenibilità della scuola dell’obbligo per i bambini disagiati economicamente. Anche in questo caso uscirà un bando e verranno presentati i progetti.

I due assessorati convergeranno su aspetti di analisi dei progetti presentati dalle associazioni di genitori legalmente riconosciute che utilizzano la scuola come spazio di formazione extracurricolare.

 

Si sentito parlare di un regolamento riguardante le procedure di istituzione di una scuola aperta, a che punto è?

Il regolamento che l’anno scorso sembrava in fase di elaborazione non è nato perché ci si è resi conto che sarebbe stata una parte teorica che veniva prima di quello che era l’aspetto pratico della situazione. Senza prima analizzare il territorio, realtà per realtà, non si può arrivare ad un regolamento comune, definitivo, quindi è stato abbandonato. Anche perché in realtà ne esiste già uno, che è l’Autonomia scolastica.

 

Quindi attualmente la prassi qual è?

Il primo passo è far nascere un’associazione di genitori legalmente riconosciuta che si incarichi di elaborare un progetto. In effetti è quello che è avvenuto fino ad oggi, perché è sufficiente che un soggetto terzo, l’associazione appunto, faccia la sua richiesta al Consiglio d’Istituto e alla Zona. Il Preside non ha titolo sulla negazione di questo spazio, lo concede se il Consiglio d’Istituto approva la richiesta e la Zona la ratifica.

A questo punto il dirigente scolastico deve stipulare un patto di convenzione con l’associazione che intende utilizzare lo spazio dell’edificio scolastico.

Il problema potrebbe sorgere rispetto alla guardiania e alla pulizia che è il nodo che va risolto. Proprio per questo il bando collegato alla 285, è pensato per fare in modo che le attività extracurriculari possano essere sostenute nella pulizia degli spazi stessi, con il personale ATA. Inoltre se si considera che per tutto il primo pomeriggio il personale ATA è ancora in servizio e per questo è tenuto a svolgere le mansioni di pulizia, soprattutto se viene svolta un’attività legalmente riconosciuta dallo Stato e dal Consiglio d’Istituto. al massimo bisogna chiedere a livello sindacale un’intensificazione della competenza del bidello cioè un’aggiunta minima di integrazione al suo stipendio che compete al Fis (fondo integrativo di scuola). Oppure le associazioni che organizzano queste attività, che hanno un budget, possono contribuire al pagamento, attraverso la scuola, di questo personale.

Gli spazi devono necessariamente essere lasciati in condizioni ottimali per permettere lo svolgimento delle lezioni il giorno successivo e questo fa parte degli accordi stipulati con la convenzione tra la scuola e l’associazione. Se ci sono problemi relativi alla pulizia allora il dirigente può decidere di revocare il permesso all’associazione di utilizzare la scuola per questo motivo.

 

Per quanto riguarda il problema assicurativo invece?

Questo problema non esiste perché l’associazione stipula con la scuola un’assicurazione propria sugli operatori che vi entrano per svolgere le attività. Inoltre se le attività sono inserite nel POF con un progetto i bambini sono già tutti assicurati perché tutte le attività legalmente riconosciute nello spazio didattico della scuola, sia dentro che fuori l’orario di lezione, sono coperte dall’assicurazione.

Per quanto riguarda le persone che entrano a scuola dalle 17 in poi invece, ad esempio per le attività sportive degli adulti o delle associazioni del territorio, queste sono coperte da un’assicurazione loro e il Preside non ha nessun tipo di responsabilità.

Anzi, grazie all’autonomia scolastica, se si lavora con i bambini fino alle 18 del pomeriggio dentro la struttura scolastica la scuola non deve neanche chiedere il permesso, avvisa la Zona che fa scuola fino alle 6 e i genitori possono far venire gli insegnati dei vari corsi, i genitori dei bambini che frequentano il corso lo pagano all’associazione, e questa paga gli esperti che vengono, senza aver niente a che fare con la scuola. Perché l’associazione può avere dei collaboratori iscritti (che possono anche essere i bidelli se lo desiderano iscrivendosi all’associazione) e fino a un compenso di 7000€ annui non ci sono problemi con i pagamenti perché è soggetta alle stesse agevolazioni del CONI.

La cosa importante è che il dirigente all’inizio dell’anno faccia circolare un foglio tra i bidelli in cui si dice che la scuola attraverso l’associazione dei genitori organizza le attività e si richiede la disponibilità di partecipare a titolo volontario facendo ore in più che verranno poi riconosciute dall’associazione. Se nessun bidello aderisce allora l’associazione dovrà attrezzarsi per trovare autonomamente qualcuno che pulisca gli spazi.

 

E per l’apertura e chiusura della scuola?

Anche in questo caso non ci sono problemi perché siccome l’associazione è retta dal Consiglio d’Istituto o da un genitore che è il Presidente costui può fare richiesta, presso la segreteria, di una copia delle chiavi della scuola dichiarando che sono sotto la sua responsabilità.

Come vede grazie alle leggi sull’autonomia scolastica esistono già tutti gli strumenti necessari ad aprire le scuole oltre all’orario della didattica, quello che manca spesso è la conoscenza di queste leggi.

 

 

Per informazioni o per richiedere un appuntamento scrivere a:

sbqv.scuoleaperte@comune.milano.it  

gidelbi@tiscali.it

tommaso.goisis@comune.milano.it

L’Ufficio è in via Marconi 2, praticamente in piazza Duomo, presso l’Assessorato al Benessere, Qualità della Vita, Sport, Tempo libero e Verde.