Planimetria di una rivoluzione

Gli spazi della scuola possono essere reinventati. Molti l'hanno già fatto

25 Luglio Lug 2014 1545 3 years ago
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Si parla tanto di innovazione come un must per le nostre scuole ed è una grandissima sfida: ma in realtà tante scuole sono già nuove, profondamente diverse da quelle che conserviamo nella memoria, già pronte ad accogliere il futuro. La Scuola Aperta, nelle sue tante sfaccettature, è una risposta. Ecco la traccia di una trasformazione possibile, spazio per spazio.

Ingresso

Le porte della scuola restano aperte da mattina a sera. Prima per le lezioni scolastiche, il pomeriggio - dalle 16 alle 18 - per i corsi di musica, inglese o sport a beneficio degli stessi studenti. Dopo cena, gli spazi della scuola vengono utilizzati dagli adulti del quartiere, per corsi di danza o sport, piuttosto che per incontri, conferenze, riunioni di associazioni del quartiere. La Scuola Aperta diventa un “civic center”. Per tutto ciò serve una copertura assicurativa diversa: “problema” che si risolve creando un’associazione riconosciuta di genitori. L’esperienza “storica” è quella della scuola Di Donato a Roma.

Cortile

Oggi viene utilizzato solo dagli alunni per i 15 minuti dell’intervallo. Nella Scuola Aperta invece il cortile il pomeriggio si trasforma in un vero e proprio giardino pubblico. Hanno iniziato a Torino, con “Cortili Aperti”. Basta un regolamento d’uso del Comune con nonni e genitori che hanno un ruolo attivo nella manutenzione, nel filone dei primi regolamenti per la cura condivisa dei beni comuni (Bologna è stata la prima a muoversi in questo senso, Roma e Milano ci stanno lavorando). Il cortile della scuola può ospitare anche il mercatino a km zero di Coldiretti, così i genitori mentre accompagnano i figli a scuola fanno la spesa: accade già a Milano, alla scuola Cadorna.

La palestra

Il pomeriggio, dopo le lezioni, ospita le attività di alcune società sportive selezionate dalla scuola o dall’associazione dei genitori: non per nulla l’associazione sportiva dilettantistica è una delle formule giuridiche più. I ragazzi così fanno sport rimanendo a scuola, evitando di girare come trottole per la città, con notevoli risparmi di inquinamento, tempo, traffico. Un bel risultato anche in termini di conciliazione vita/lavoro per le mamme e un passo in avanti per le smart cities. A luglio e a settembre, quando le lezioni sono terminate, gli spazi della scuola, attrezzati e sicuri, possono ospitare campus estivi che mixano sport, compiti e studio.

Le aule

La nuova didattica è incentrata sul networking e il coworking. Al centro del processo di apprendimento non c’è l’insegnante ma l’alunno. Di conseguenza spariscono gli spazi statici tipici delle lezioni frontali. I banchi sono mobili e modulari. La cattedra sparisce, sostituita spesso da un grande touch screen. Il docente gira fra le postazioni dei vari gruppi di lavoro. Anche le pareti delle aule sono mobili, perché in prospettiva sarà lo stesso concetto di “classe” ad essere rivisto. Alcune aule italiane sono già 3.0, altre hanno realizzato aule che si ispirano all’aula TEAL: il Fermi di Mantova ci ha lavorato con il MIT di Boston, reperendo da sé tutti i fondi necessari.

La rete dell’integrazione

Non ci sarà uno spazio dedicato, ma la Scuola Aperta non può non dedicare un’attenzione particolare a chi ha bisogno di un’attenzione in più, a cominciare dagli alunni di cittadinanza non italiana. A scuola si possono organizzare lezioni di italiano per i neo-arrivati, lezioni di recupero e approfondimento, corsi di italiano per le mamme (con tanto di servizio di baby sitting annesso per i figli più piccoli), ma anche tante attività ludiche e di integrazione. È il caso-suola della Cadorna, che si è trasformata da “scuola ghetto” a polo attrattivo per la qualità della sua proposta o dell’Associazione ATomI dell’Istituto Tommaseo di Torino, nata per finanziare percorsi di inclusione per gli alunni con disabilità.

L’agorà

I corridoi e l’atrio, antiche zone neutre di passaggio, diventano vere e proprie aree dedicate allo scambio, alla socializzazione, all’accoglienza, allo scambio di esperienze, al relax ma anche allo studio individuale, a fare una ricerca online, alla peer education, all’apprendimento informale. Il concetto di base è che gli spazi formali e informali si compenetrino continuamente. Nasce invece l’agorà, uno spazio aperto e versatile, pensato per condividere eventi o presentazioni in modalità plenaria: gli alunni possono presentare i loro lavori ad altri alunni, docenti e genitori, ma si possono anche creare occasioni di condivisione con esperti esterni. Una scuola all’avanguardia in questo senso è il Pacioli di Crema.

La biblioteca

La scuola del futuro usa a piene mani la tecnologia, ma non abbandona la carta. La biblioteca anzi diventa uno spazio vivo e centrale. Per allargare gli orari di apertura, spesso i genitori fanno volontariato. Altrettanto spesso organizzano raccolte fondi per acquistare nuovi titoli o eventi simpatici e nuovi per stimolare la donazione di nuovi libri alla scuola. Per invogliare la lettura, invece delle sedie ci sono i puff. All’istituto comprensivo di Cadeo (PC), dove non esiste una biblioteca comunale, la biblioteca scolastica per 16 ore alla settimana viene aperta a tutta la popolazione.

L’aula computer

Sparisce, perché l’informatica non può essere considerata come una disciplina a se stante ma diventa necessariamente lo strumento di lavoro quotidiano, in qualsiasi disciplina. Indire ha riunito nella rete “Avanguardie Educative” le 24 scuole che stanno guidando la rivoluzione della didattica grazie alle opportunità create dalle nuove tecnologie: l’obiettivo è “modellizzare” le loro sperimentazioni, per diffonderle nel resto del Paese. Il prossimo anno scolastico in Italia le classi 2.0 saranno 2mila.

I laboratori

Anche i laboratori tecnici, cuore pulsante degli istituti a indirizzo tecnologico o professionale, possono diventare una risorsa per l’intero territorio. L’Isis Malignani di Udine, ad esempio, ha 9mila mq di laboratori, un unicum nel Friuli Venezia Giulia, che accoglie anche il Laboratorio Prove e Materiali che eroga servizi certificati di collaudo alle aziende.

Lo stanzino delle fotocopie

L’ITIS Majorana di Brindisi ha fatto scuola. Sono stati i primi in Italia a farsi i libri “in casa”, stampando la copia per ogni alunno con la fotocopiatrice. Oggi la rete Book in Progress conta circa 800 docenti, sparsi in tutta Italia: si valorizza la funzione del docente, si personalizza l’intervento formativo, si consente alle famiglie un risparmio di spesa sulla dotazione libraria di circa € 300. Nel dare indicazioni per le adozioni di libri di testo per l’anno 2014/15 il Miur, con nota 2581, ha invitato esplicitamente gli istituti scolastici ad elaborare il materiale didattico digitale per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo e strumenti didattici.

L’ufficio del dirigente

Sempre di più è la figura che fa la differenza. Se la scuola è aperta al territorio o arroccata in se stessa dipende innanzitutto da lui e dal modo in cui lui concepisce il proprio ruolo: come burocrate amministrativo o come attore sociale, inserito un territorio, facendo rete con gli altri attori locali nell’ottica di una scuola che abbia piena consapevolezza del suo essere un centro di produzione di valore sociale. In un’epoca di penuria di risorse, il dirigente veste anche i panni del fundraiser: la logica però non è quella di “elemosinare” fondi, ma di proporre progetti di qualità, capaci di attirare l’interesse del territorio. Il bilancio sociale diventa un elemento importante per posizionarsi e dialogare con il territorio: una quarantina di scuole lo hanno già fatto con il supporto di Fondazione per la Scuola o dell’Osservatorio per il Bilancio Sociale dell’Università di Torino.

La sede dell’associazione genitori

I genitori che impegnano energie in favore della scuola sono un’infinità, ovunque, nei comitati spontanei o nel coinvolgimento individuale. C’è chi tinteggia le aule, chi organizzando vendite di torte e lotterie per mettere insieme qualche soldo in più, chi mette in scena veri spettacoli teatrali. Il problema è che spesso queste attività restano relegate nell’informalità, con problemi di trasparenza non indifferenti e alcuni paradossi. Per fare il salto di qualità è indispensabile che i genitori si costituiscano formalmente in un’associazione o ancora meglio in una onlus. In questo modo tutto è trasparente e ci sono anche agevolazioni sia per i donatori sia a livello di tassazione dei contratti con esperti esterni. L’attivo viene reinvestito nella scuola. Il Fermi di Mantova ha scelto addirittura di far passare dall’associazione FermiTutti i contributi volontari versati dalle famiglie.

La sala professori

I professori giocheranno un ruolo fondamentale nel ridisegnare la scuola e nel realizzare una nuova didattica. Se la Scuola Aperta è innanzitutto questione di relazioni nuove, molto passerà da loro. Il punto di svolta è la rottura dello schema-classe, abbandonando la centralità della lezione frontale: le nuove tecnologie sono interessanti proprio perché facilitano la rottura del vecchio schema e sempre più insegnanti si stanno convertendo al 2.0. Non si contano più i forum di insegnanti online, a cominciare dai 10mila prof di Insegnanti 2.0.

L’ufficio del fundraiser. Cosa c’è dentro?

Siamo agli albori e in questo momento può sembrare una provocazione, ma la scuola avrà sempre più bisogno di competenze specifiche nel fundraising e nel crowdfunding. Alla scuola possono essere applicate tutte le attività di fundraising, ma con accortezze specifiche. Uno degli strumenti di lavoro della Scuola Aperta è il manuale del fundraising per la scuola 2.0 (Massimo Coen Cagli, Spaggiari), mentre stanno iniziando a nascere piattaforme di crowdfunding dedicate in maniera specifica alla scuola.